SFUMATURE DI BIANCO

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Il bianco è un colore con alta luminosità ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. Ma se vi diciamo “bianco” a cosa pensate? A molti di voi sarà apparsa alla mente un’immagine, un pensiero, una sensazione e ad altri magari un odore. Rimarrete sorpresi dall’enorme varietà e quantità di “bianchi” a cui abbiamo pensato. Perché il bianco vero e proprio, che viene codificato, è uno solo, una somma dei tre colori primari in parti uguali (255\255\255). Eppure esiste tutta una serie di colori che non sono perfettamente bianchi ma che noi percepiamo comunque come tali. Quelli che vedete, sono solo una serie di bianchi, che affiancati tra loro danno sensazioni diverse. Direste che alcuni sono gialli, altri magari grigi, ma presi singolarmente in contesti diversi li identifichereste tutti come bianco.

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Molto in realtà dipende appunto dal contesto in cui collochiamo queste tonalità: dalla luce, dai colori circostanti, dalla texture del materiale. Il bianco di una superficie molto ruvida ed irregolare potrebbe apparirci un po’ più grigio di quello che è, per effetto dell’ombra generata da una luce inclinata. Pensiamo ad esempio alle colonne in stile classico di un qualsiasi monumento con un lato della colonna inondato di luce e l’altro in ombra, i capitelli e le basi: tutto fatto dello stesso materiale e dello stesso colore, eppure quante sfumature di bianco vediamo?

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E pensando al “profumo di bucato” non vi viene forse in mente il colore bianco? E la luce di che colore la vedete? Bianca! Certo in realtà esistono varie tonalità di colore della luce ma la concezione generale ci porta ad associarla al colore giallo. A noi il colore bianco fa venire in mente una limpida giornata di sole, qualche soffice nuvola candida e delle lenzuola stese che sbandierano tra le calli della Giudecca, i bianchi marmi dei davanzali e lo spumeggiare delle onde nel canale, che ci pervadono con un profumo di sale e di mare, accompagnandoci verso uno splendente scenario del bacino di San Marco.

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La nebbia e la neve?

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A quanti bianchi siamo riusciti a farvi pensare?

“Il bianco è quasi il simbolo di un mondo in  cui tutti i colori, come principi e sostanze fisiche, sono scomparsi. È un mondo così alto, rispetto a noi, che non ne avvertiamo il suono. Sentiamo solo un immenso silenzio che, tradotto in immagine fisica, ci appare come un muro freddo, invalicabile, indistruttibile, infinito. Per questo il bianco ci colpisce, come un grande silenzio che ci sembra assoluto. Interiormente lo sentiamo come un non suono, molto simile alle pause musicali che interrompono, brevemente, lo sviluppo di una frase o di un tema, senza concluderlo definitivamente. E’ un silenzio che non è morto ma ricco di potenzialità.”

V.V. Kandinskij

Il colore è ovunque nello spazio che ci circonda, e influisce sulla percezione, non solo estetica, che abbiamo di un luogo e sulle emozioni che esso ci suscita. Può essere un fattore trascurabile o un fondamentale fattore estetico. Quanta importanza può avere un colore nell’ambiente? I gusti estetici e i canoni di bellezza sono una percezione culturale, oltre che personale. Per questo motivo, ad esempio, il bianco è il colore simbolo del matrimonio nel mondo occidentale, mentre basta spostarsi verso oriente perché diventi il colore del lutto. Ognuno avendo un gusto personale vede una particolare sfumatura, ma di base ci sono alcuni aspetti che tutti riconosciamo; ad esempio  il bianco nel suo candore dà una sensazione di modernità, purezza, sobrietà ed eleganza.

Questo effetto può trovare una spiegazione nella nostra cultura, frutto delle influenze dei vari periodi storico-artistici che si sono succeduti. Dobbiamo tornare indietro all’antichità per trovare un primo riferimento a questa simbologia del bianco, che era visto come simbolo di purezza e nobiltà, fino al Medioevo in cui esprimeva sacralità e fede, come possiamo vedere nel Campo dei Miracoli di Pisa ad esempio. Nell’arte del Rinascimento vi è stata una predominanza della scultura, grazie ai ritrovamenti di numerose opere scultoree dell’antichità, tutte rigorosamente bianche. Questa associazione del colore bianco alla razionalità e alla perfezione artistica ed architettonica che si è affermata durante il Neoclassicismo è però frutto di un fraintendimento, in quanto successivamente si scoprì che in realtà queste antiche opere erano colorate, e quindi è stata l’azione del tempo a restituirle prive dell’originaria policromia. Ma, come è evidente, la concezione del bianco quale alto simbolo di purezza si era ormai radicata nella nostra cultura, e così si è tramandata negli anni successivi, quando il è diventato il cardine di molti movimenti, come ad esempio nel Razionalismo novecentesco, dove decori ed eccessi erano banditi.

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Il Movimento Moderno ha riportato in primo piano il colore acromatico eliminando, agli inizi del XXI sec., ogni decoro e sovrabbondanza. Il bianco è infatti un elemento fondamentale che esalta l’architettura, emozionando con i chiaroscuri delle sue linee semplici e pulite. Da ciò, questo colore è ufficialmente associato alla filosofia del purismo formale di architetti come LeCorbusier o Mies Van DerRohe e, in seguito, per citare solo pochi nomi: Peter Eisenman, Michael Graves, Charles Gwathmey e John Hejduk, Richard Meier.

“L’architettura è creazione di uno spazio definito attraverso superfici opache e trasparenti, elementi lineari e piani, aperture e chiusure. Tutti questi elementi sono essenziali per l’architettura, e il bianco rende più evidenti le differenze tra aperture e chiusure, tra solidità e trasparenza, tra elementi lineari ed elementi piani, tra involucro e struttura. Credo che il bianco renda vivi gli elementi architettonici. Il secondo aspetto riguarda il fatto che l’architettura è fatta dagli uomini, è statica, non cambia, non cresce nel tempo. È la natura che cambia durante il giorno, nel corso delle stagioni, e il candore degli edifici aiuta a riflettere la differenza tra ciò che è stato fatto dall’uomo è ciò che è naturale. Ci aiuta a percepire la natura che ci circonda e il modo in cui l’architettura la riflette. “

Richard Meier

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Il bianco era presente anche in altre culture, spesso per questioni pratiche di igiene e di luminosità in quanto il bianco riflette le radiazioni solari, e per la reperibilità dei materiali, quali la calce o la pietra, ma risultando comunque esprimere la stessa simbologia di purezza e perfezione. Basta pensare alle tipiche costruzioni di molte zone del Mediterraneo, come quelle che ancora si possono trovare in Grecia o nel Sud dell’Italia o della Spagna, abitazioni bianche che risaltano sui colori dello sfondo, il verde della vegetazione e il blu del mare e del cielo.

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Oggi è la tonalità della contemporaneità e della modernità. L’Architettura è emozione, è il luogo dove avviene l’esperienza, ed è per questo che vuole rappresentare la vita stessa, lasciandola parlare. Lo spazio è un foglio ancora da scrivere, un foglio da sporcare con la nostra storia.

“Il bianco è il migliore simbolo della modernità.”

Richard Meier

Come è evidente il bianco è un colore costantemente presente nella vita di tutti i giorni, qualsiasi sia il significato che gli attribuiamo, lo ritroviamo nella storia passata, in quello che ci circonda, nei nostri pensieri, in campo lavorativo o artistico. Ed è proprio il bianco, nelle sue infinite sfaccettature ed applicazioni, il protagonista di White in the city, evento che si colloca all’interno del Salone del Mobile di Milano dal 4 al 9 aprile. Questo speciale itinerario ci condurrà tra varie opere che affrontano tutte il tema del bianco.

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